Storia. La prima auto-mobile del mondo

Storia. La prima auto-mobile del mondo

14 ago, 2016

Un carro da guerra della metà del XIV secolo

Lo studio tecnico del primo mezzo a trazione animale di cui si abbia notizia fu un carro bellico mosso dal vento

Lo progettò , geniale ed eclettico medico ed ingegnere anticipatore di preziose intuizioni tecniche

di Carlo e Rottenbacher ed

Pubblicato in Via! Magazine – Giugno 2016

 

Nasce, a quanto se ne sa, a in un anno non certo, ma stimabile attorno al 1280.

I suoi primi studi sono rivolti alla medicina che apprende a Bologna; la pratica di medico la svolge molto probabilmente a Pavia per poi continuarla al seguito dell’Imperatore Enrico VII durante la sua campagna in Italia dal 1310 al 1330.

La ricostruzione in scala 1:8 del Carro di Guido, presentata al recente convegno di Vigevano dedicato all’inventore.

Morto l’Imperatore nel 1313, torna presumibilmente a Pavia, dove rimane per un certo periodo di tempo. Successivamente, cura, a quanto sembra, Maria di Lussemburgo, figlia dell’Imperatore e moglie del Re di Francia Carlo IV.

Dopo la morte di Maria, diviene consigliere e collaboratore di Giovanna di Borgogna.

Nel 1347, l’Europa viene colpita da una terribile epidemia di peste nera, in seguito alla quale muore Giovanna e, poco dopo, il Re. Dopo il 1349 non si hanno più notizie di Guido da Vigevano.

Nella sua vita, Guido non pratica solo la medicina, ma è anche un valido ingegnere, professione nella quale raggiunge risultati innovativi di grande eccellenza.

Nel 1335, infatti, Guido compone, per Filippo VI, che aveva in programma una crociata in Terrasanta, un trattato, il , nel quale oltre a diversi argomenti medici, descrive con numerose belle illustrazioni , alcune macchine da guerra di sua ideazione, utilizzabili nell’assedio di città fortificate.

Mobile, ma senza animali

Guido, come ingegnere, concepisce la prima idea di carro mosso da una forza non muscolare umana o animale. Per questa ragione, egli è considerato l’inventore dell’”auto-mobile”, intesa a stretto rigore di termini, come primo mezzo mosso, appunto da una forza diversa dal traino di animali.

A questo scopo, Guido pensa, cosa per l’epoca assolutamente innovativa, di prendere un mulino a vento e di porlo sopra un carro. La rotazione delle pale, mosse dal vento, attraverso un sistema di meccanismi, trasmette il movimento alle ruote.

All’estero i due disegni originali

I due disegni qui riportati sono i soli “originali” pervenutici del carro di Guido, rispettivamente quello sul foglio ingiallito, contenuto nel manoscritto di Parigi (Bibliothèque Nationale, Ms. Lat.11015/1340-1345) e quello grande in bianco e nero, di poco posteriore (anno 1375), conservato presso la Yale University.

L’idea di Guido è, soprattutto, finalizzata all’arte militare: la vista di un veicolo, fra l’altro, di dimensioni molto grandi (circa 8 metri di lunghezza per 9 metri di altezza) in movimento senza essere trainato da animali, doveva, nelle intenzioni dell’inventore, portare lo scompiglio fra le truppe nemiche.

Nel capitolo XII del Texaurus, Guido da Vigevano presenta un vero e proprio progetto di carro mosso dal vento.

Già le parole scelte nel titolo “de modo faciendi”, ovvero sul modo di fare, preannunciano la descrizione operativa della macchina che Guido vuole presentare.

Con il linguaggio e la mentalità del suo tempo, l’autore descrive ora minuziosamente, ora lasciando libertà al costruttore (“ut videbitur operanti”) tutti gli elementi costitutivi del carro che forniscono così una interessante disamina di soluzioni meccaniche.

Il carro è descritto completamente nelle sue parti: ruote, telaio, casa, mulino, trasmissione, sterzo e timone.

In caso di poco vento è previsto un sistema per l’avvio “manuale” del carro e per evitarne il ribaltamento viene descritto un apposito dispositivo.

Il sistema di trasmissione sfrutta le conoscenze del tempo (accoppiamento lubecchio/rocchetto) e la parte sommitale della casa, cioè il corpo principale, è dotata di una ralla, “rota rotunda”, per consentire alle pale del rotore di orientarsi al vento, come avviene nei mulini “sicut fiunt molendina de vento”.

La modernità di Guido

L’importanza del carro mosso dal vento di Guido da Vigevano risiede in almeno quattro aspetti di valore storico  e tecnologico: il concetto  di veicolo auto-mobile, l’utilizzo del cosiddetto trasferimento tecnologico, la chiara indicazione della costruzione del carro mediante elementi smontabili  e facilmente trasportabili  ed infine l’utilizzo della manovella, “manegia ferri”, che nella rappresentazione grafica delle tavole del Texaurus, assomiglia molto all’albero a gomiti che, nei motori alternativi a combustione interna, serve a trasformare il moto rettilineo alternativo degli stantuffi in moto rotatorio continuo.

Lo studio e l’interpretazione della descrizione del carro di Guido hanno permesso di realizzare, per la prima volta, un modello in scala, fatto in legno e ferro, il più possibile fedele al progetto originale grazie ad oltre due anni di lavoro, a una decina di Temi e Tesi di Laurea in Ingegneria e alla collaborazione tra docenti di Ingegneria meccanica dell’ (C.E. Rottenbacher e G. Mimmi), del (E. Rovida) e del (G. Genta).

Studiosi a convegno per Guido

Lo scorso 21 Maggio la città di Vigevano ha dedicato al suo geniale inventore un Convegno organizzato dal dr. Serafino G. Bona presidente dell’Associazione DucaliA-onlus di Vigevano. Ad esso hanno partecipato studiosi dei Politecnici di Milano e di Torino e dell’Università di Pavia nonché il professore Ulrich Alertz dell’, che è stato tra i primi studiosi dell’opera di Guido.

Di fronte ad un folto ed attento pubblico, essi hanno illustrato le diverse sfaccettature della personalità di Guido, concentrandosi in particolare sulle sue doti integneristiche. Il Prof. Edoardo Rovida del Politecnico di Milano, si è soffermato sul tema del trasferimento tecnologico dall’epoca medievale, mentre il Prof. Alertz, su una ricostruzione virtuale del carro a vento. L’altro autore (Carlo E. Rottembacher, dell’Università di Pavia), ha illustrato le notevoli soluzioni meccaniche del carro che sono state anche oggetto di una decina di tesi di Laurea in Ingegneria finalizzate alla ricostruzione del primo modello in scala 1:8 del carro che è stato poi esposto in sala.

Infine il prof. , del Politecnico di Torino, ha riconosciuto ufficialmente il carro a vento di Guido da Vigevano come la prima “auto-mobile”.

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