Frazer-Nash Namir by Giugiaro

Frazer-Nash Namir by Giugiaro

20 feb, 2009

L’auto ibrida più veloce ed ecologica del mondo

è un concept car nato dalla collaborazione tra Italdesign Giugiaro e , società specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi ibridi che affonda le proprie radici nella storica casa automobilistica inglese fondata da Archibald nel 1923 in Inghilterra.

Presentato nell’ambito della 79ma edizione del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra, Namir è la nuova tappa del percorso iniziato nel 2004 dall’azienda torinese con il progetto nella ricerca e sviluppo di auto sportive alimentate da sistema ibrido, inaugurato con la Alessandro Volta e proseguito con la dream car celebrativa Quaranta, realizzata lo scorso anno per il quarantesimo anniversario di Italdesign Giugiaro.

Namir, che in lingua araba significa tigre, riassume già nel nome i tratti peculiari: eleganza e potenza, aggressività e sinuosità delle linee. Namir è infatti una vettura dal carattere decisamente sportivo, un coupé a due posti secchi, frutto dell’accurato equilibrio tra stile e meccanica, estetica e contenuti. La sofisticata meccanica e gli avanzatissimi sistemi elettrico ed elettronico sono racchiusi in un package dalle linee aggressive, bilanciato nella proporzione dei volumi e nell’armoniosa dicotomia tra gli spigoli accentuati della coda e la sinuosità delle linee curve del frontale, che sottolineano le prestazioni da supercar: oltre 300 km/h di velocità massima e un’accelerazione che la porta da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi e da 0 a 200 km/h in 10,4 secondi, rendendola l’auto ibrida più veloce al mondo.

Namir è anche una vettura ecologica. Il sistema ibrido, sviluppato con Frazer-Nash, abbina un motore rotativo endotermico di 814 cc a quattro motori elettrici, garantendo un’autonomia di 39 km/l ed emissioni di CO2 inedite: inferiore a 60 grammi per km percorso

 

Namir non è esclusivamente un esercizio di stile fine a se stesso ma un progetto completo  realizzato dall’azienda torinese in ogni sua fase: telaio, carrozzeria, meccanica e layout sono stati definiti dalla Divisione Engineering, lo stile degli esterni e degli interni dal Centro Stile di Italdesign Giugiaro mentre la parte elettrica ed elettronica è stata eseguita in collaborazione con Frazer-Nash.

 Il prototipo è stato costruito interamente negli stabilimenti di Italdesign Giugiaro.


La collaborazione Italdesign Giugiaro – Frazer-Nash

 «L’incontro con Frazer-Nash risale a circa un anno fa – racconta Fabrizio Giugiaro, vicepresidente e Direttore Stile di Italdesign Giugiaro – ed è stato un piacere ritrovare un nome che ha segnato la storia dell’automobilismo. Dall’inizio degli anni ’90 Frazer-Nash è diventata leader nella progettazione e produzione di impianti ibridi per veicoli; la proprietà e il management si sono dimostrati molto interessati alla nostra ricerca sul tema dell’ibrido applicato a vetture dalle prestazioni sportive. Qualche mese fa ci hanno contattato perché collaborassimo alla realizzazione di un prodotto che desse il giusto risalto alle potenzialità dei loro sistemi. Frazer-Nash si è quindi concentrata nello sviluppo del sistema di alimentazione, trazione e trasmissione, creato ad hoc per la Namir, mentre Italdesign Giugiaro, come di consueto, si è occupata dello stile, degli interni, dell’ingegneria e architettura del telaio, della meccanica e della fattibilità. E’ stata certamente una collaborazione interessante e proficua che ha dato alla luce una vettura unica al mondo con prestazioni entusiasmanti sia in termini di velocità e ripresa, sia soprattutto in termini di abbattimento dei consumi e delle emissioni».

 Meccanica ed elettronica in un sistema inedito

 L’architettura portante della Frazer-Nash Namir by Giugiaro è costituita da uno chassis monoscocca in fibra di carbonio con pannelli honey comb che ingloba anche l’alloggiamento delle sospensioni posteriori: una struttura che garantisce leggerezza, con un peso totale del telaio di appena 110 kg – senza rinunciare a robustezza e rigidità e ad un adeguato livello di sicurezza per guidatore e passeggero.

 Namir adotta un sistema ibrido in serie con trazione integrale con controllo elettronico, composto da un motore trasversale posteriore endotermico rotativo da 814cc alimentato a benzina, accoppiato ad un generatore che carica le batterie ai polimeri di litio, e da 2 motori elettrici gemellati, alloggiati su avantreno e retrotreno che sviluppano una potenza totale di 270 kW pari a 370 cv.

Il sistema ibrido in serie garantisce in questo modo autonomia ed emissioni fino ad ora inediti per il mercato: 39 km con un litro e meno di 60 g/km di CO2. Il serbatoio, integrato nel telaio portante e posto all’altezza del brancardo destro sotto il sedile del passeggero, ha una capienza di 50 litri e un’autonomia totale di circa 2.000 km.

La trazione integrale è totalmente elettrica, così come la trasmissione. Un software gestisce il carico di potenza da destinare alla trazione a seconda delle necessità dettate dalla guida e dalle condizioni del terreno, implementando tutti i sistemi elettronici di controllo adottati anche dalle auto di serie: ABS, controllo della trazione, controllo della stabilità.

Il sistema di trazione e la disposizione dei motori e delle batterie, sviluppato da Italdesign Giugiaro in collaborazione con Frazer-Nash ha consentito di distribuire le masse su di un passo di 2630 mm, ideale per un veicolo a motore centrale. Le sospensioni sono a triangoli sovrapposti.

Alluminio e carbonio per uno stile da tigre

Frazer-Nash Namir by Giugiaro denuncia subito le evidenti doti sportive. Coupé a due posti secchi, è caratterizzato da un layout filante molto ben definito il cui carattere aggressivo è evidenziato dalle linee nette e spigolose e dai contrasti cromatici tra l’arancione perlato della carrozzeria e il nero dei vetri e delle mascherine che celano le prese d’aria, un accostamento che ricorda appunto le pezzature della tigre. Il tema portante delle linee è il rombo, che detta gli stilemi del concept car in ogni sua vista e trae spunto dallo storico diamante, logo della leggendaria casa inglese che qui griffa il cofano anteriore, accompagnato dalla G rossa, ospitata al centro della calandra, segno distintivo di tutti i prototipi firmati Giugiaro.

La vista anteriore fa trasparire le ambizioni corsaiole della vettura grazie ad un profilo aggressivo, accentuato dal rilievo digradante a “V” della sezione centrale, dall’ampia aerazione nel disegno della calandra e dal taglio dei fari convergenti ospitati nel motivo dei parafanghi rialzati rispetto all’andamento “aquilino” del cofano, forgiato in un pezzo unico in fibra di carbonio, mentre il resto della carrozzeria è in alluminio.

Di particolare importanza, strutturale ed estetica, è l’amplissimo parabrezza. La forma a “V” della superficie vetrata si incunea fino a metà del cofano anteriore, prolungandone idealmente il motivo geometrico sul tetto e lungo le fiancate e cela, nella sua base, i pannelli solari che alimentano il sistema di climatizzazione. La continuità estetica è apprezzabile a vettura chiusa: la vetratura sale dal cofano oltre la testa di guidatore e passeggero per discendere lateralmente sulle portiere, che si aprono a forbice, verso le ruote posteriori, confluendo infine nelle ampie prese d’aria dipinte nello stesso colore. La linea di cintura parte dal passaruota anteriore e procede salendo verso il parafango posteriore e taglia diagonalmente la superficie trasparente in un continuo gioco di incastri volumetrici e contrasti cromatici.

L’illuminazione è garantita dai gruppi ottici che sfruttano tecnologia Bi-xeno per anabbaglianti e fari di profondità; gli indicatori di direzione, le luci di posizione e gli stop sono invece full led, e cambiano colore a seconda del comando utilizzato.

Il cofano motore posteriore è caratterizzato da linee molto spigolose rastremanti dal tetto verso la coda, dove trovano spazio le feritoie per lo smaltimento del calore che formano la “M” centrale di “naMir”; nello sbalzo è stato ricavato un bagagliaio da oltre 400 litri in grado di accogliere comodamente quattro valigie e una sacca da golf. La coda termina con un piccolo alettone sagomato che conferisce deportanza alla vettura e il cui tema stilistico viene citato anche dall’ala inferiore, di derivazione F1.

Namir monta cerchi OZ da 20”, freni Brembo e pneumatici Vredestein Ultrac Sessanta da 245/40 all’anteriore e 275/40 al posteriore.

Grande abitabilità e “smiling technology” per gli interni

La costruzione dell’abitacolo è stata giocata sul tema della sottrazione, per creare un ambiente arioso e confortevole in cui trovano posto guidatore e passeggero; le superfici dedicate ai comandi e alle informazioni di bordo sono state concentrate in soli tre monitor, coniugando la creatività e l’esperienza di Italdesign Giugiaro all’expertise nel campo dell’elettronica di Frazer-Nash.

I tre schermi con tecnologia touch screen trovano alloggiamento dietro al volante esagonale, sul quale sono ospitati i comandi per l’infotainment. Il monitor centrale ospiterà tachimetro, contagiri e dati di viaggio; quello di destra sarà dedicato all’intrattenimento, con informazioni e controlli relativi a navigatore satellitare, sistema hi-fi, climatizzatore; lo schermo di sinistra sarà dedicato invece alle informazioni tecniche quali lo stato di carica delle batterie, i livelli, le temperature interna ed esterna e i vari messaggi di allerta. Inoltre sarà possibile attivare con un semplice tocco il cruise control, le luci esterne, il tergicristallo e gli specchietti elettrici.

I materiali pregiati utilizzati per arredare sedili e plancia, quali pelli e tweed in omaggio alla tradizione britannica, contrastano con la tecnicità dell’acciaio satinato delle strutture portanti e il plexiglass della strumentazione: il risultato è un ambiente tecnologico ma al tempo stesso caldo, accogliente e rassicurante. La cifra innovativa è dettata dall’utilizzo di materiali classici reinterpretati e inseriti in contesti inusuali.

La trasmissione interamente elettrica ha portato all’eliminazione del tunnel centrale, sostituito da una struttura tubolare in cui sono inseriti il selettore marcia, il tasto di avvio e arresto del motore e le bocchette della climatizzazione.

Nello spazio tra i due schienali la struttura tubolare curva a formare una C che sale verso il tettuccio, ed è arricchita dalla presenza di alcune borse in pelle e tweed in funzione di vani portaoggetti e portadocumenti.

I sedili sono stati realizzati in collaborazione con Sabelt, traendo ispirazione dalle sedute tipiche delle auto da competizione, aggiornati per armonizzarsi al layout generale dell’abitacolo; il Centro Stile ha potuto avvalersi della pluridecennale esperienza maturata da Giugiaro Design nell’ambito del furniture e industrial design dando vita a due sedute minimaliste ma ergonomiche, tecnologiche e molto accoglienti.

Namir a Monza

Frazer-Nash Namir by Giugiaro ha simulato il proprio debutto all’Autodromo Nazionale di Monza, con risultati comunque di tutto rispetto: il giro veloce è stato chiuso in 1’51”.

 Si tratta di una simulazione virtuale immortalata in un video di due minuti e mezzo che verrà proiettato presso lo stand di Italdesign Giugiaro (Hall 2, stand 2041) per tutta la durata del Salone di Ginevra, prodotto dal Centro di Realtà Virtuale dell’azienda torinese.

Il Centro di Realtà Virtuale Italdesign Giugiaro è stato il primo con grande schermo in Italia, creato nel 1999 per implementare la metodologia lavorativa e al tempo stesso abbattere significativamente tempistiche e costi del Centro Stile dell’azienda torinese. Grazie ai continui aggiornamenti di software e hardware compiuti in questi 10 anni, ancora oggi è tra i primi in Europa, e vanta anche un videowall a retroproiezione da 21 metri quadrati.

Ricostruito in digitale l’intero autodromo di Monza, il valore aggiunto dal Centro di Realtà Virtuale è stato quello di elaborare tutti i dati oggettivi della vettura relativi sia agli indici di penetrazione aerodinamica forniti dal Centro Stile, sia quelli relativi alle prestazioni forniti dalla divisione Engineering, per restituire un’assoluta fedeltà, non solo delle caratteristiche motoristiche (velocità, accelerazione…) ma anche del comportamento su strada.

Per dare vita al filmato sono state elaborate oltre 4.000 immagini, 30 fotogrammi al secondo che assicurano una resa uguale (se non superiore) a quella della realtà…

Scheda tecnica

Lunghezza (mm) 4560
Altezza (mm) 1186
Larghezza 1972
Altezza da terra (mm) 115
Passo (mm) 2630
Pneumatici anteriori 245/40 R20 
Pneumatici posteriori 275/40 R20 
Cerchi anteriori 8.5 * 20
Cerchi posteriori 10 * 20
Peso (kg) 1450
Sospensioni Triangoli sovrapposti

Valori e prestazioni motoristiche

Trazione integrale con controllo elettronico
Tecnologia motore Magnete permanente “brushless” a corrente diretta
Tecnologia batterie Polimeri di litio-ioni
Unità di Potenza ausiliaria (APU) Motore rotativo con generatore (cm3) 814
Potenza totale sistema (kW) 270
Voltaggio 400 V, 108 cells
Velocità massima (km/h) oltre 300
0 – 100 km/h (sec) 3,5
Consumi 39 km/l
Emissioni CO2  < 60 g/km

 

Un ringraziamento speciale a:

-      Brembo

-      Sabelt 

-      Vredestein 


Italdesign Giugiaro: quarant’anni al servizio dell’automobile

La formula innovativa dell’Italdesign è quella di costituirsi, sin dalla sua fondazione, come società di servizi per la grande industria, offrendo prestazioni di design, progettazione, sviluppo industriale, validazione e all’omologazione, senza impegnarsi nella produzione seriale.

Quando nel febbraio del 1968 il designer Giorgetto Giugiaro e il progettista Aldo Mantovani danno vita all’Italdesign, lo stabilimento per produrre il primo frutto del loro nuovo lavoro sta già sorgendo a Pomigliano d’Arco, per quella che sarà la gamma Alfasud.

Così un’azienda nata per soddisfare una commessa sviluppa una strategia innovativa che ancora oggi si dimostra pienamente valida.

Dagli oltre quarant’anni di applicazione della “formula Italdesign” sono nati più di 200 modelli prodotti in oltre 50 milioni di esemplari.

Nella prima decade di attività spiccano l’intera gamma dell’Alfa Romeo Alfasud, la Lotus Esprit, la prima generazione della VW Golf e Scirocco, la Maserati Quattroporte III.

Tra il 1978 e il 1988 nascono l’Audi 80, la BMW M1, la prima generazione della Lancia Delta, le Fiat Panda e Uno.

Nella terza decade vedono la luce la Renault 19, la Subaru SVX, la Lexus GS300, la seconda generazione della Seat Ibiza e la prima della Fiat Punto.

Tra il 1998 e oggi la Maserati 3200 Gt, la seconda generazione della Seat Toledo, la Fiat Grande Punto e la Brilliance Zhonghua.

Parecchi di questi modelli, dall’Alfasud alla Panda, dalla M1 alla Zhonghua, dalle gemelle Fiat Sedici/Suzuki SX4 alla seconda generazione della Fiat Croma sono state, oltre che disegnate, anche progettate dall’Italdesign.

Tuttavia, la “formula Italdesign” si applica anche senza design: per modelli che, pur disegnati direttamente dai rispettivi costruttori, sono stati industrializzati dal team torinese.

Tra questi le cabriolet di Ford Escort e Capri, la Lancia Delta HPE, le Fiat Marea e Siena, l’intera gamma della seconda generazione della Mini, la Citroën C3 Pluriel e tre varianti della famiglia Renault Megane.

Italdesign non vuol dire solo design e sviluppo industriale di automobili, ma anche di veicoli commerciali, come i Fiat Doblò, Scudo e Ducato, veicoli industriali come la gamma Daily, Eurocargo ed Eurostar dell’IVECO, i T-Truck di Scania; autobus per IVECO e Volvo, trattori per Hurlimann, Lamborghini e Same.

Dalle ruote alle rotaie, con progetti per treni ad alta velocità e alta percorrenza in Italia, Cina, Finlandia, Francia, Spagna, Svezia e Svizzera; per tram e metropolitane a Barcellona, Copenaghen, Roma e Torino. 

Il metodo di lavoro dell’Italdesign si è via via affermato anche al di fuori dei mezzi di trasporto, con oltre 20 anni di collaborazione per oggetti tecnologici come le macchine fotografiche Nikon e gli elettrodomestici Indesit, sino a progetti di architettura e soluzioni di packaging quali la bottiglia per l’acqua San Bernardo del Gruppo Nestlé.

Italdesign entra oggi nei suoi secondi quarant’anni interamente nelle mani della famiglia Giugiaro, con Fabrizio che ha affiancato il padre Giorgetto nell’area creativa dal 1990 e con un team di management guidato dall’amministratore delegato Enzo Pacella.

Ai tempi dell’Alfasud allo specialista in servizi si chiedeva anche la progettazione dell’intera catena di montaggio, una competenza poi trasferita direttamente ai fornitori delle linee di produzione.

Da anni all’Italdesign si chiede di sperimentare, validare e omologare un nuovo modello, fasi che agli albori dell’azienda venivano invece gelosamente custodite dal costruttore.

Oggi la “formula Italdesign” significa anche un dialogo diretto con i fornitori che alimenteranno la linea di produzione, affinché il progetto sia per la casa automobilistica davvero “chiavi in mano”.

In quarant’anni tre requisiti sono rimasti immutati: una società di servizi deve far lavorare simultaneamente creativi e progettisti, essere più veloce e meno costosa.

Nel 1968 non si parlava ancora di “simultaneous engineering”, “time to market” e “design to cost”, ma all’Italdesign li si praticava già.

L’unica differenza? La stessa passione di allora con quarant’anni di esperienza in più, e una committenza gratificata dai successi conseguiti.

Italdesign-Giugiaro in cifre

Data di fondazione: 1968

Ricavi 2008: 135 milioni di euro (+5% rispetto al 2007), di cui 75% export

 Società operative:

  • Italdesign Giugiaro S.p.A.                  (Moncalieri, Torino, Italia)
  • Sallig S.r.l.                                       (Nichelino,  Torino, Italia)
  • Giugiaro Architettura                        (Moncalieri, Torino, Italia)
  • Italdesign Giugiaro Berci                   (Buc Parigi, Francia)
  • Italdesign Giugiaro Diseño Industrial  (Barcellona, Spagna)
  • Italdesign Giugiaro Deutschland         (Monaco, Volksburg, Germania)
  • Italdesign Giugiaro Shanghai              (Shanghai, Cina)

 Settori di attività: Stile, Ingegneria, Impostazione Prodotto, Modellazione, Prototipazione, Testing, Validazione, Auto da Salone. Architettura, Disegno Industriale

Dipendenti: circa 1000 persone di cui 23% all’estero 


Frazer-Nash  

Agli inizi del XX secolo quando l’industria dell’auto era agli esordi, Archibald Frazer-Nash e Henry Ronald Godfrey, amici dai tempi del college, fondarono una società per produrre veicoli a motore a costi contenuti.

Individuarono nel mercato la mancanza di auto semplici ed economiche e quindi crearono l’auto “GN”.  Austin Motors impiegò altri 10 anni per entrare nello stesso segmento con l’Austin 7.

Nel 1923 Archibald fondò la nota società di auto sportive Frazer-Nash creando una dinastia di auto sportive che tuttora gode di fama internazionale. Fu un pioniere nella rivoluzione dei veicoli a motore e oggi Frazer-Nash è fiera del proprio contributo alla storia dell’automobile.

Frazer–Nash Research Limited, società di punta del gruppo Kamkorp, offre soluzioni innovative alle sfide tecnologiche moderne.

Frazer-Nash, con oltre due decenni di esperienza nella ricerca e quattro milioni di ore lavorative impiegate in ricerca, sviluppo e test di soluzioni hardware e software innovative, è garanzia del futuro di un trasporto efficiente.

Frazer-Nash ha creato una tecnologia ibrida plug-in unica. I veicoli ibridi della serie FN sono ricaricabili da un generatore a bordo proprietario, dall’energia rigenerativa e dalla rete domestica. 

Si tratta di auto puramente elettriche con un generatore ausiliario integrato. La maggioranza delle auto ibride prodotte oggi è realizzata invece con un sistema ibrido parallelo che utilizza un motore a combustione interna con un motore elettrico.

 La Electric Powertrain Core Technology di Frazer-Nash integra diversi sistemi proprietari. Ogni componente è progettato e ottimizzato specificatamente per realizzare un gruppo propulsore ad alta efficienza: l’unico del suo genere al mondo. Frazer-Nash è quindi l’unico realizzatore di sistemi propulsore, tutti gli OEM sono solo integratori di sistemi.

Frazer-Nash ha creato una tecnologia ibrida plug-in unica che integra:

Sistemi di propulsione completamente integrati e ottimizzati

Celle polimeriche al litio intelligenti

Gruppi batteria

Sistema di gestione della batteria

Caricabatteria

Convertitore CC-CC

Motori e controllori

Motore rotativo Wankel

Alternatore

Regolatore dell’alternatore

Centralina elettronica (EMS)

Propulsore completamente integrato e ottimizzato

Motori CC proprietari raffreddati a liquido, brushless e ad alto rendimento

Controllori per motori a modulazione SVM raffreddati a liquido proprietari

 Sistema proprietario di comando/controllo digitale differenziale

 Tecnologie di controllo, telemetria e strumentazione integrate e in multiplexing

 L’intero sistema è collegato e controllato tramite il sistema di alimentazione proprietario AMPS in multiplexing e il software FN.

ECU integrata

Gestione batteria al litio e caricabatteria con monitoraggio remoto e diagnostica

Acquisizione dei dati, elaborazione e telemetria

Modulo display multifunzione a colori ad alta risoluzione (CMFD)

Sistema di comando/controllo differenziale digitale

Controllo clima integrato

 Ogni componente del sistema ibrido è progettato e sviluppato internamente da Frazer-Nash.

Questi componenti proprietari sono il risultato diretto di invenzioni e innovazioni hardware e software avanzate.

L’integrazione armonica dei componenti assicura efficienza e rendimento irraggiungibili dagli altri produttori di veicoli.

 

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TAGS: Electric Powertrain Core Technology frazer-nash motore ibrido namir salone ginevra

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