Iniziativa italiana per la mobilità a idrogeno

Iniziativa italiana per la mobilità a idrogeno

8 giu, 2015

Riunione di brainstorming sulla proposta di avvio dell’Iniziativa Italiana per la Mobilità a Idrogeno (InIMI)

Fonte:

 

Milano, Italia. 5 giugno 2015. In Italia nulla è stato fatto fino ad oggi a livello centrale per lo sviluppo della mobilità a zero emissioni a idrogeno.

L’Italia detiene oggi il ben poco invidiabile primato di essere l’unica tra le quattro maggiori economie continentali ad avere una dipendenza energetica dall’estero superiore al 75%: un massiccio ricorso a combustibili alternativi di produzione endogena è quindi fortemente auspicabile e tra questi l’idrogeno può avere un ruolo di primissimo piano.

D’altro canto, lo sviluppo di una filiera a livello nazionale è l’unico modo per evitare che le nostre imprese vengano sopraffatte nei prossimi anni dall’ingresso sul nostro mercato di attori esterni, che nel frattempo hanno avuto tutto il tempo e le opportunità per sviluppare altrove modelli vincenti da esportare a casa nostra.

Per questo motivo Cinque International ha elaborato una bozza di proposta per la costituzione di una Iniziativa Italiana per la Mobilità a Idrogeno che è stata fatta propria dal Consiglio direttivo di nei contenuti, negli obiettivi e nello schema organizzativo e temporale.

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TAGS: cinque international h2it

Un commento

  1. Giancamillo Ambrosini /

    sono molto interessato a partecipare a qualsiasi iniziativa sull’idrogeno
    GIANCAMILLO AMBROSINI/MARIO BRIGHIGNA/ANTONIO CIANCIA/GIOVANNI PEDE
    L’idrogeno come combustibile nei
    motori per autotrazione
    Energia e Materie Prime n. 90 (Marzo-Aprile 1993)
    G.Ambrosini: Capo dipartimellto ENEA Enlergia – FOnti rinnovabili;
    M.Brighigna: Presidente VM Motori S.p.A.;
    A. Ciancia: Capo divisiolle ENEA – Energia – Fonti rinnovabili TIEC;
    G. Pede: Responsabile attività ENEA – Energia – Fonti rinnovabili TIEC;
    Un panorama del livello di sviluppo raggiunto dalla tecnologia dell’idrogeno nell’autotrazione e delle
    possibilità che si aprono per un suo ingresso nel mercato. I costi e le difficoltà da superare per lo
    sviluppo industriale di un combustibile inesauribile e senza rilasci inquinanti
    Gli studi e le esperienze relative all’impiego dell’idrogeno nei motori a combustione interna procedono parallelamente al]a storia di questo
    motore, dal brevetto di Barsanti e Matteucci (1) nel 1854 per un motore a pistoni liberi alimentato ad idrogeno alle esperienze di Otto, il
    costruttore dei primi moderni motori a quattro tempi, di Erren e di Ricardo. Il motore di Otto, costruito a partire dal 1866 in molte migliaia di
    esemplari, funzionava a gas illuminante, una miscela di idrogeno, metano ed ossido di carbonio di più facile impiego della benzina, ottenuta dal
    riscaldamento del carbone in assenza d’aria e largamente in uso prima della diffusione del gas naturale. Erren, dopo le prime esperienze di
    funzionamento misto idrogeno/gasolio a bordo di alcuni dirigibili durante la prima guerra mondiale. introdusse per l’idrogeno il principio
    dell’iniezione diretta nel cilindro, superando le difficoltà incontrate da Ricardo nelle sue esperienze con l’idrogeno. Analoghe esperienze furono
    sviluppate in Unione Sovietica ed in Italia (2). già negli anni 30 all’avanguardia nell’uso del gas naturale compresso nei motori automobilistici e
    ferroviari, quelli dlle famose “littorine”.
    Nel secondo dopoguerra. venuti meno i motivi che avevano spinto allo sviluppo di queste motorizzazioni, motivi d’ordine politico legati al
    desiderio di indipendenza dagli approvvigionamenti dei prodotti petroliferi, queste attività hanno subito un arresto, per poi riprendere a partire
    dalla prima crisi petrolifera con le esperienze della Mercedes e della BMW, e poi ancora americane e giapponesi, russe eccetera.
    L’intento di questo articolo è fornire un panorama del livello di sviluppo raggiunto da questa tecnologia, dei problemi che dovranno essere
    superati e delle sue prospettive, nonché di quanto è stato finora realizzato in Italia dall’ENEA nei laboratori e nelle officine della Casaccia.
    I benefici

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